Ehi tu porco

Pippe mentali su film, libri e videogiochi

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Undone

Se ne è parlato così tanto e così bene che non potevo non sfruttare il mio abbonamento Amazon Prime per dargli una chance. E quindi ho divorato la prima stagione di Undone in un paio di giorni, grazie anche al fatto che è composta da soli 8 episodi della durata di circa 20 minuti l’uno. Purtroppo però non ho davvero capito l’entusiasmo che si è generato attorno alla serie di Raphael Bob-Waksberg (lo stesso di BoJack Horseman) e Kate Purdy. Ecco perché.

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La casa di carta (1ᵃ e 2ᵃ stagione)

Dopo aver visto tute rosse e maschere di Dalí un po’ ovunque, persino in versione XXL a Milano in Piazza Affari, ho capito che La Casa di Carta era ormai diventata un fenomeno di costume difficile da ignorare. Così, in occasione dell’uscita della terza stagione, ho recuperato le prime due parti della serie tv spagnola disponibili su Netflix divorandone le 22 puntate a ritmo serrato in pochi giorni. E non me ne sono affatto pentito.

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Il Trono di Spade (8ᵃ stagione)

Insomma, anche Il Trono di Spade è finito. Le sorti di Daenerys, Jon Snow e compagni sono finalmente giunte a compimento nelle lunghe sei puntate dell’ottava stagione, ma a molti l’ultima parte di questa incredibile saga ha lasciato parecchio amaro in bocca. Colpa dell’hype smodato, o in effetti la conclusione dell’epopea HBO non è stata all’altezza del suo passato? Prima di esprimere il mio giudizio complessivo, vi racconto quali sono per me i top e flop dell’ottava stagione de Il Trono di Spade. Ovviamente, recensione con spoiler a palate.

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Oltre il Bosco (Melissa Albert)

Qualche settimana fa, mentre ero in cerca di un nuovo libro e di un posto dove comprarlo, una veloce Googlata mi ha fatto scoprire il “Covo della Ladra”, una piccola libreria milanese situata in una traversa di via Padova e specializzata in gialli, fantasy e noir. Giunto sul posto, ho curiosato tra gli scaffali — pochi ma ricchi di cose affascinanti — e la bussola dell’ispirazione alla fine ha puntato su Oltre il Bosco, romanzo d’esordio della scrittrice Melissa Albert che si presenta come un’intrigante fiaba moderna dalle tinte oscure e dai toni non convenzionali. Ecco la mia breve recensione.

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What Remains of Edith Finch

Possono una semplice casa e i ricordi in essa custoditi regalare una fra le più emozionanti esperienze videoludiche di sempre? Giant Sparrow pensa di sì e ce lo dimostra con What Remains of Edith Finch, un’avventura in prima persona che nell’arco di qualche ora esprime un livello artistico e narrativo impressionante, con tanti momenti toccanti e altrettante trovate geniali che hanno lasciato un segno indelebile in un giocatore amante delle produzioni atipiche come il sottoscritto.

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L’incubo di Hill House (Shirley Jackson)

Lo ammetto: da anni ho smesso di guardare film e serie tv horror perché ho sviluppato una certa allergia ai salti sulla sedia (eh, la vecchiaia). L’uscita di Hill House su Netflix e le opinioni positive sentite qua e là mi hanno però incuriosito parecchio. In attesa di trovare il coraggio di affrontare il piccolo schermo, ho colto l’occasione per recuperare il classico letterario da cui la serie tv trae spunto: L’incubo di Hill House di Shirley Jackson. Ecco cosa ne penso, e occhio agli spoiler.

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Kingdom Come: Deliverance

Dopo qualche decina di ore trascorse nelle terre della Boemia medievale nei panni di Henry di Skalica, mi sento pronto per la recensione di Kingdom Come: Deliverance, provato in versione PS4. Da amante dei giochi di ruolo open world in stile The Elder Scrolls avevo grandi speranze, ma devo dire che le mie aspettative sono state ripagate solo in parte.

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La Profezia di Celestino (James Redfield)

Sull’onda della testimonianza entusiastica di un conoscente e di una premessa narrativa intrigante, ho deciso di aggiungere La profezia di Celestino al mio (purtroppo striminzito) elenco di letture estive. In questa breve recensione spiego perché il romanzo di James Redfield si è rivelato una totale delusione.

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Lost in Space

Dopo l’esperienza scottante di Annientamento, pensavo che sarebbe passato parecchio tempo prima che un’altra produzione sci-fi di Netflix finisse nel mio radar. Invece eccomi qui a parlare di Lost in Space, remake di una serie non così nota degli anni ’60 lanciato sulla piattaforma di streaming lo scorso aprile. Dopo aver guardato le dieci puntate della prima stagione, partendo con aspettative basse ed elevata probabilità di abbandono, devo dire che tutto sommato le vicende della famiglia Robinson mi hanno divertito.

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Annientamento

Armato di tablet, auricolari e sottoscrizione Netflix piano base da 7,99€, ieri notte mi sono infilato nel letto pronto a godermi Annientamento (Annihilation in lingua originale), il nuovo film di Alex Garland con Natalie Portman protagonista, disponibile da pochi giorni sulla piattaforma di streaming. Qualche trailer promettente mi aveva incuriosito a dovere, perciò ho voluto dedicare un paio d’ore a quella che speravo potesse essere una bella sorpresa per gli appassionati di sci-fi in cerca di novità. Premessa: non ho letto la trilogia letteraria dell’Area X di Jeff VanderMeer da cui la pellicola è tratta, perciò non farò confronti del tipo “il libro è bello ma il film fa schifo”. Mi limiterò a spiegare perché il film fa schifo.

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