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Annientamento

Armato di tablet, auricolari e sottoscrizione Netflix piano base da 7,99€, ieri notte mi sono infilato nel letto pronto a godermi Annientamento (Annihilation in lingua originale), il nuovo film di Alex Garland con Natalie Portman protagonista, disponibile da pochi giorni sulla piattaforma di streaming. Qualche trailer promettente mi aveva incuriosito a dovere, perciò ho voluto dedicare un paio d’ore a quella che speravo potesse essere una bella sorpresa per gli appassionati di sci-fi in cerca di novità. Premessa: non ho letto la trilogia letteraria dell’Area X di Jeff VanderMeer da cui la pellicola è tratta, perciò non farò confronti del tipo “il libro è bello ma il film fa schifo”. Mi limiterò a spiegare perché il film fa schifo.

Lost 2.0

Annientamento è un thriller fantascientifico con sfumature horror nel quale un gruppo di giovani scienziate si avventura in un’area colpita da un inspiegabile fenomeno “naturale”, per scoprire le origini di tale fenomeno e rintracciare le precedenti spedizioni, i cui membri non hanno quasi mai fatto ritorno. Quasi, perché il marito della biologa Lena (Natalie Portman), professione soldato, è misteriosamente uscito dall’Area X, ma in condizioni a dir poco critiche. Ed è proprio il disperato desiderio di salvarlo che spinge Lena a proporsi volontaria per la missione suicida all’interno della zona contaminata.

L’Area X è riprodotta come un territorio prevalentemente boschivo nel quale la flora e la fauna sembrano non rispondere alle consuete leggi della natura. La situazione si fa più inquietante man mano che il gruppetto si avvicina al centro della zona: gli incontri con gli “abitanti” del luogo diventano via via più pericolosi e le tracce agghiaccianti delle spedizioni passate non fanno che gettare nel panico le povere scienziate. Le quali, a un certo punto, cominciano a sperimentare direttamente sulla loro pelle gli influssi nefasti dell’Area X.

Le protagoniste di Annientamento

Per la prima parte di Annientamento, insomma, sembra un po’ di assistere a una sorta di Lost 2.0, con la differenza che in questo caso, non essendoci J. J. Abrams al timone, gli avvenimenti narrati potrebbero avere una spiegazione più o meno sensata.

Sci-fi horror da quattro soldi

Purtroppo, nonostante le premesse banali ma intriganti, Annientamento si rivela ben presto una produzione scadente sotto tutti i punti di vista.

I personaggi non instaurano fra di loro relazioni degne di nota e, anche presi singolarmente, risentono di una caratterizzazione al di sotto dell’accettabile, non “crescendo” mai lungo le due ore del film e restando sempre ancorati ai loro blandi schemi stereotipati. L’incedere della vicenda, inoltre, è assimilabile a quegli ignoranti film di sopravvivenza in cui un gruppetto di persone affronta una serie di minacce via via più spaventose, e scommetto che avete già capito come andrà a finire (prima una, poi l’altra…).

Le scene a maggiore connotazione horror hanno ben poco da dire: non trasmettono tensione (a parte una, piuttosto rivoltante e ben realizzata, che mi aveva dato qualche speranza), sono confusionarie e, in alcuni casi, sfociano addirittura nel ridicolo.

Il mostro più assurdo di Annientamento

Anche gli atti finali, che potevano rappresentare il picco tensivo di Annientamento grazie all’implicazione emotiva della protagonista e alla concomitante soluzione del mistero, risultano molto approssimativi. Difficile spiegarlo bene senza spoiler, ma proprio la scena più importante del film è quasi imbarazzante: è come se la stessa Natalie Portman si trovasse spaesata, non riuscendo a reggere da sola il peso di tanta assurdità. E gli effetti speciali non la aiutano, accompagnandola in modo visibilmente finto e indegno per una produzione così pubblicizzata.

Fanta-genetica

L’elemento più interessante di Annientamento è il focus sulla biologia, in particolare sulla genetica. Purtroppo di questo tema viene solamente scalfita la superficie in modo grossolano, tanto che anche la spiegazione del fenomeno misterioso nell’ultima parte del film suona come una supercazzola sbrigativa e davvero poco soddisfacente. Nel complesso, più che trattare la genetica, l’opera di Garland la bistratta, facendola a pezzetti senza ritegno per creare una storia originale nelle intenzioni, ma raffazzonata, raccontata male e priva di stile nella pratica.

Peccato, perché si poteva almeno dare a un tema così interessante maggiori respiro e finezza, come immagino faccia VanderMeer nei suoi libri (se così non è, smentitemi), avvicinando nel complesso la pellicola del regista inglese alla soglia della sufficienza.

In due parole

Un fanta-thriller a tratti imbarazzante per la pochezza della trama, l’evanescenza degli interpreti e la leggerezza con cui vengono sviluppati i temi chiave. Due ore buttate.

4/10