Beyond: Two Souls, pubblicato in Italia con il titolo di Beyond: Due Anime, è uscito nel 2013 per PlayStation 3 e due anni dopo per PlayStation 4, ed è stato sviluppato da Quantic Dream (gli stessi di Heavy Rain). L’ho recuperato, giocato e finito pochi giorni fa e con colpevole ritardo, vista la mia passione per i giochi caratterizzati da una fortissima componente narrativa. Ecco cosa ne penso (spoiler: mi ha deluso).

Beyond: Due Anime

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Giochiamo a un film? O guardiamo un gioco?

Beyond: Two Souls è un vero e proprio film interattivo, nel quale lo spettatore-giocatore prende parte agli avvenimenti narrati utilizzando il gamepad per spostare i protagonisti e far compiere loro determinate operazioni, ma con un gameplay ridotto all’osso rispetto ai normali videogiochi più votati all’azione o all’esplorazione.

In pratica, il titolo di Quantic Dream è un’avventura dallo spiccato taglio cinematografico quasi interamente basata sui quick time event, cioè quelle scene in cui sono richiesti tempismo e riflessi per spingere il tasto giusto (o muovere la levetta giusta) al momento opportuno. Questo, senza dubbio, elimina automaticamente dalla cerchia dei possibili interessati tutti coloro che prediligono le dinamiche di gioco più elaborate tipiche di altri generi.

Le fasi di esplorazione, in cui si assume in modo tradizionale il controllo del personaggio, sono rovinate da una camminata costantemente legnosa e dall’impossibilità assoluta di perlustrare le aree al di fuori degli angusti percorsi progettati dagli sviluppatori. Molto più fluida la situazione quando si vestono i panni del coprotagonista (vedi il paragrafo che parla della storia), dotato di poteri speciali che introducono almeno un po’ di varietà nell’azione.

Durante alcuni dialoghi è possibile scegliere fra diversi argomenti o differenti reazioni emotive, pilotando la discussione secondo i propri gusti. Proprio il tema della scelta è uno degli aspetti fondamentali di Beyond: Two Souls: oltre alle sequenze dialogate, infatti, effettuare o meno determinate azioni quando viene posto un dilemma decisionale, così come l’abilità nel reagire ai quick time event, possono influenzare l’esito di una scena di gioco e, potenzialmente, di tutte quelle che seguono, plasmando in parte la vicenda secondo il comportamento del giocatore.

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Jodie, Aiden, la CIA, i Ghostbusters

La storia di Beyond: Two Souls è divisa in capitoli di lunghezza e natura estremamente varie. Si va da brevi scambi di battute, che fungono semplicemente da ponte narrativo, a esaltanti sequenze d’azione di oltre 20 minuti dove entrano in gioco tutti gli elementi di gameplay progettati da Quantic Dream. Oltre ai punti già citati ricordo ad esempio fasi stealth, sezioni di guida e intermezzi horror, ma si tratta perlopiù di variazioni sul tema che risultano spesso approssimative e che mi hanno dato continuamente la sensazione di avere di fronte un’opera senza un’identità ben definita: un film-gioco che vuole somigliare a volte a un film e altre volte a un gioco.

Neppure la trama in sé mi è sembrata molto convincente e originale. Beyond: Two Souls racconta la storia di Jodie (interpretata da Ellen Page), una ragazzina misteriosamente connessa a un’entità paranormale di nome Aiden che la rende oggetto di interesse da parte della CIA. Al di là dell’esaltante taglio cinematografico dato alla vicenda, non ci sono spunti narrativi originali e, anzi, quella che sembra all’inizio una storia intrigante si rivela poi una mezza pacchianata dove, a un certo punto, sembra di essere in quella scena dei Ghostbusters in cui viene disattivata l’unità di contenimento e i fantasmi vagano liberi per la città seminando il panico.

I capitoli si susseguono in ordine non cronologico, rivelando i principali eventi dell’adolescenza di Jodie con molti avanti-indietro temporali che tolgono un po’ di linearità alla vicenda. Questa si è rivelata, a mio parere, la scelta più azzeccata da parte di Quantic Dream, perché la successione narrativa in ordine sparso (ma non casuale) lascia il giocatore costantemente e piacevolmente in sospeso: come si è arrivati a quel punto? Cosa ci fa Jodie in quel posto? Perché quelle persone la cercano? Eccetera.

Un cast d’eccezione

La natura semi-cinematografica di Beyond: Two Souls è confermata dal cast di tutto rispetto coinvolto in questa produzione. Oltre alla già citata Ellen Page, hanno partecipato alle riprese anche Willem Dafoe nei panni del dottor Nathan Dawkins ed Eric Winter nei panni dell’agente Ryan Clayton.

Per chi non lo sapesse, è ormai pratica comune per i videogiochi di alto livello (quindi con un ampio budget a disposizione) impiegare attori in carne e ossa, che recitano le scene del gioco con decine di sensori applicati sul corpo e sul volto per consentire agli sviluppatori di trasporne fisionomia, movimenti e persino espressioni facciali nel mondo virtuale. Se volete un esempio concreto, date un’occhiata a questo video.

In due parole

Un’avventura interattiva riuscita a metà, appassionante a tratti ma stroncata dai limiti della sua natura ibrida e da una storia inaspettatamente banale.

6/10