Lo ammetto: da anni ho smesso di guardare film e serie tv horror perché ho sviluppato una certa allergia ai salti sulla sedia (eh, la vecchiaia). L’uscita di Hill House su Netflix e le opinioni positive sentite qua e là mi hanno però incuriosito parecchio. In attesa di trovare il coraggio di affrontare il piccolo schermo, ho colto l’occasione per recuperare il classico letterario da cui la serie tv trae spunto: L’incubo di Hill House di Shirley Jackson. Ecco cosa ne penso, e occhio agli spoiler.

Un romanzo a due facce

Il professor Montague ha una passione per i fenomeni paranormali, tanto che ha deciso di studiarli e documentarli scientificamente. A tal fine, sceglie una delle case più infestate che siano mai esistite – Hill House per l’appunto – e vi organizza un breve soggiorno in compagnia di un membro dell’attuale famiglia proprietaria e di due perfette sconosciute dotate di qualche tipo di capacità sensitiva, sperando così di stimolare ulteriormente le presenze della casa. Il simpatico quartetto, a cui poi si aggiungeranno un paio di personaggi, si trasferisce quindi a Hill House a caccia di fantasmi, senza immaginare realmente a quale stato di disordine mentale possano portare le presunte forze oscure che vi dimorano.

L’incubo di Hill House è una storia di fantasmi di stampo classico ma non troppo. Datato 1959, il romanzo di Shirley Jackson ha due facce: da una parte quella di un tradizionale – quasi banale – racconto dell’orrore che inquieta il lettore con classe e senza spargimenti di sangue ma con un incedere tutto sommato prevedibile e poco avvincente; dall’altra quella di un’opera a tratti innovativa e stimolante, sia per i temi trattati (o in certi casi solo sfiorati) sia per le parti chiave della vicenda lasciate aperte a libera interpretazione.

L’incubo di Hill House

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A deludermi è stato soprattutto l’intreccio narrativo, sostenuto solo dalle manifestazioni paranormali (principalmente colpi sulle porte, aria gelida e scritte sui muri, un po’ di fantasia no?) che fanno via via perdere il senno ad alcuni dei villeggianti. Grottesca poi – in senso negativo – l’improvvisa entrata in scena dei due acchiappafantasmi professionisti, Mrs. Montague e il suo fedele assistente, intenzionati a sbrigare la faccenda in un paio di giorni mettendosi in contatto con le presenze che abitano Hill House. Emozionante ma troppo repentina anche la conclusione della vicenda, con il gruppo che decide di allontanare quasi di peso Eleanor (la protagonista) dalla casa in seguito al suo cedimento nervoso.

I fantasmi della mente

Tutto cambia però se si guarda la vicenda proprio dagli occhi di Eleanor, vero fulcro del libro di Shirley Jackson. La giovane, segnata dalle passate disgrazie famigliari e ben caratterizzata dalla scrittrice nei suoi tormentati tratti psicologici, porta con sé il suo carico di fantasmi personali che si fondono con le presenze oscure della casa. Alla fine è proprio Eleanor la principale catalizzatrice degli eventi inspiegabili di Hill House ed è attorno a lei che ruotano gli episodi chiave del romanzo.

Come anticipato, la Jackson rinuncia addirittura a fornire un’unica spiegazione dei fatti narrati, lasciando piacevoli dubbi al lettore. Ad esempio: Eleanor subisce maggiormente l’influsso delle presenze di Hill House solo perché è più “ricettiva” rispetto agli altri membri del gruppo? Oppure è lei stessa parte di quelle presenze, come sembra suggerire il finale in cui si aggira per la casa replicando gli stessi fenomeni paranormali vissuti in precedenza? Le ha fatte lei le scritte sui muri? Oppure è il fantasma di sua madre che l’ha seguita fin lì, unendosi agli altri spiriti della casa?

La scrittrice allude anche a una possibile attrazione omosessuale fra Eleanor e la capricciosa Theodora, l’altra ragazza del gruppo. Non si tratta di un particolare fine a se stesso: il rapporto tra le due è infatti un continuo saliscendi di affetto e rancore tipico delle coppie (sebbene anche qui non vi sia nulla di esplicito), accentuato sia dalla particolare situazione di isolamento vissuta a Hill House sia dal difficile passato di Eleanor.

In due parole

L’incubo di Hill House è un’opera ricca di alti e bassi che nel complesso è riuscita a stimolare la mia immaginazione, grazie soprattutto ai contorni sfumati della vicenda e alla caratterizzazione dei protagonisti. Peccato per l’eccessiva leggerezza e la prevedibilità di cui risentono molte parti del libro, difetti che mi spingono a non considerarlo neanche lontanamente un grande classico.

6/10