Qualche settimana fa, mentre ero in cerca di un nuovo libro e di un posto dove comprarlo, una veloce Googlata mi ha fatto scoprire il “Covo della Ladra”, una piccola libreria milanese situata in una traversa di via Padova e specializzata in gialli, fantasy e noir. Giunto sul posto, ho curiosato tra gli scaffali — pochi ma ricchi di cose affascinanti — e la bussola dell’ispirazione alla fine ha puntato su Oltre il Bosco, romanzo d’esordio della scrittrice Melissa Albert che si presenta come un’intrigante fiaba moderna dalle tinte oscure e dai toni non convenzionali. Ecco la mia breve recensione.

Parte 1: il thriller

Oltre il Bosco è un libro a due facce: nella prima parte, quella che somiglia più a un thriller, racconta la storia della giovane Alice Proserpine e di sua madre Ella, anime vagabonde perseguitate dalla sfortuna che ricevono la notizia della morte della nonna Althea, ex scrittrice di favole spaventose da tempo relegata in un misterioso maniero. Gli inquietanti eventi che seguono, gli assurdi personaggi che incrociano la strada di Alice, i continui richiami al libro di Althea (divenuto introvabile oggetto di culto per una nicchia di appassionati) sono tutti pezzi di un puzzle che la Albert compone con maestria, dosando gli ingredienti col giusto ritmo per costringerci a sfogliare una pagina dopo l’altra.

Oltre il Bosco

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Finché Oltre il Bosco mantiene toni da thriller e gli elementi fantastici che iniziano a farsi largo nella vicenda non prendono il sopravvento — ma aggiungono un saporito pizzico di originalità che di solito manca in questo genere — la narrazione è trascinante e la sensazione è quella di avere fra le mani un piccolo gioiello.

Parte 2: la fiaba

Poi, purtroppo, nella seconda parte del libro le cose cambiano. L’autrice si fa prendere la mano e si butta a capofitto nel mondo delle fiabe: non un male di per sé, se non fosse che l’incedere incalzante e ben architettato del thriller lascia il posto a una favola dai contorni spesso confusi e inutilmente nonsense, incapace di mantenere le aspettative generate dai fatti narrati in precedenza. Quando perde il contatto con la realtà, la storia di Alice diventa una sequenza di episodi e personaggi spesso fini a se stessi o poco più, e anche il tema principale della vicenda a volte appare eccessivamente fumoso, come se la Albert dicesse “questa è la mia fiaba, faccio quello che voglio”, sacrificando però l’efficacia del racconto.

Non nascondo che in questa valutazione pesa un po’ anche la delusione tipica di quando ti raccontano una storia super interessante e poi scopri che era tutto inventato. In altri termini, dopo un inizio di quel tipo non mi aspettavo che la componente fiabesca diventasse in modo così preponderante l’essenza di Oltre il Bosco, essenza peraltro minata da uno stile narrativo discutibile e forse un po’ narcisistico che a mio avviso sminuisce la qualità generale del romanzo.

In due parole

Una semi-fiaba dark tanto brillante e originale nella prima parte quanto caotica e incespicante nella seconda. Nelle prime sessioni di lettura ho fatto davvero fatica a chiudere il libro, poi l’interesse è inevitabilmente scemato. Non dimentichiamo però che per Melissa Albert si tratta di un esordio letterario: la classe c’è e Oltre il Bosco può essere considerato un incoraggiante punto di partenza.

6/10