Fra le cose buone portate da questo periodo di isolamento forzato c’è sicuramente il maggior tempo che ho potuto dedicare ai videogiochi, e Pillars of Eternity è uno di quelli. Dopo averlo abbandonato mesi fa proprio per mancanza di tempo (e per qualche incazzatura di troppo dovuta a un paio di scontri dannatamente ostici) mi ci sono messo d’impegno e ho aiutato l’Osservatore a portare a termine la sua avventura. In questa recensione vi racconto com’è andata.

Pillars of Eternity è un gioco di ruolo vecchio stile con visuale isometrica che attinge a piene mani dallo stesso universo di riferimento di glorie del passato come Baldur’s Gate e Planescape Torment. Il titolo di Obsidian non è basato sul background e sulle regole di Dungeons & Dragons, ma chi ha familiarità con i due esempi prima citati si troverà perfettamente a suo agio nel mondo di Eora.

Il sistema di statistiche e sviluppo del personaggio è molto classico: razze, classi, attributi, abilità… A parte qualche intrigante classe aggiuntiva ma probabilmente non sfruttata a dovere, come i Cipher, le differenze stanno in dettagli come il Might (l’attributo che corrisponde alla Strength di D&D ma che in Pillars of Eternity governa qualunque tipo di danno, compreso quello magico) e in altre finezze di calcolo che incidono sulla build e sull’evoluzione dei personaggi ma non disperdono l’aura da Forgotten Realms che permea tutto il gioco.

Pillars of Eternity: classi e razze

Il combat system è in tempo reale con la pausa che gioca un ruolo fondamentale, come da tradizione. Anche a livelli di difficoltà non eccessivi, sono pochi gli scontri in cui è possibile mandare allo sbaraglio il proprio party, che per la cronaca sarà composto da massimo sei elementi. È essenziale invece mettere in pausa, impartire le istruzioni del caso, togliere la pausa, valutare i colpi andati a segno e i danni subiti, rimettere in pausa, scegliere il nuovo attacco/incantesimo/abilità… e così via fino a scontro concluso, per la gioia dei puristi del genere.

Le fasi di combattimento sono la componente caratterizzante di Pillars of Eternity, che per questo motivo mi ha ricordato molto Icewind Dale nelle meccaniche di gioco. Il party deve essere bilanciato nelle rispettive “competenze”, gli avanzamenti di livello devono essere oculati e, soprattutto, negli scontri più bastardi bisogna posizionare bene i personaggi. Proprio così: battaglie che alla prima run mi sembravano proibitive si sono risolte semplicemente studiando una migliore disposizione del gruppo nella mappa di gioco. Può sembrare banale, ma mettere i tank nei pressi di una porta, con dietro maghi, chierici e altri membri del party equipaggiati con armi a distanza, offre un vantaggio tattico determinante, ancor più che la scelta dei giusti talenti e incantesimi.

Posizionare i personaggi in Pillars of Eternity

Consigliatissima anche la disattivazione dell’IA dei personaggi che, altrimenti, si lancerebbero alla cieca contro i nemici esaurendo incantesimi e abilità nel giro di poche mosse. In questo modo ci vuole più tempo per gestire ogni singola azione, ma l’efficacia dei colpi e la strategia di gioco ne beneficiano parecchio.

Eliminare un gruppo di avversari particolarmente potenti, magari dopo tre o quattro tentativi falliti e con un unico membro del proprio party rimasto in piedi, è terribilmente adrenalinico e appagante, e questa è la dimostrazione del buon lavoro svolto dagli sviluppatori. Non manca qualche sbilanciamento nel livello di difficoltà di alcune aree di gioco, ma nulla che pregiudichi seriamente la qualità complessiva del gameplay.

A rendere Pillars of Eternity piuttosto hardcore è poi l’impossibilità di rigenerare la salute, se non riposando. Gli incantesimi di cura sono quasi del tutto assenti e il riposo indiscriminato non è possibile, se non nelle locande: è consentito portare con sé un massimo di 4 scorte per l’accampamento ed esaurite quelle bisognerà per forza acquistarne (o trovarne) delle altre. Per la verità non è facile esaurirle, ma questa scelta obbliga ad affrontare con un minimo di cervello anche scontri apparentemente facili, perché superare i nemici mantenendo un buon numero di punti salute permette di continuare l’esplorazione conservando le scorte per i momenti più critici.

La salute in Pillars of Eternity si rigenera solo riposando

Anche la parte narrativa è ottimamente sviluppata e caratterizzata da tantissimi dialoghi ricchi e curati, e Obsidian in questo si conferma una garanzia. Non siamo di fronte al successore spirituale del secondo Baldur’s Gate per quanto riguarda caratterizzazione dei personaggi (ah, Jaheira) e coinvolgimento emotivo, ma la storia dell’Osservatore e le vicende personali di ognuno degli altri avventurieri sono dipinte con la consueta maestria.

Molto positiva la trasposizione dei comandi per console: ho giocato a Pillars of Eternity su PS4 e, nonostante temessi l’assenza di mouse e tastiera, devo ammettere che la ruota dei comandi governabile con gli stick analogici fa bene il suo dovere. Certe azioni, ad esempio la selezione dei singoli personaggi quando bisogna decidere l’azione da compiere in combattimento, sono sicuramente più macchinose con il gamepad, ma nulla di troppo frustrante.

In due parole

Avevo letto ottime cose sul GdR di Obsidian e le aspettative sono state confermate. Non superate, purtroppo, perché non sono stato ammaliato dal racconto e dalla profondità caratteriale dei personaggi come accaduto in altri celebri casi, ma l’esperienza nel complesso si è dimostrata un graditissimo déjà vu e posso dire che Pillars of Eternity è stata proprio una bella boccata d’aria… vintage.

8/10