Sono appena uscito da un tunnel chiamato Red Dead Redemption 2. E il mondo dei videogiochi per me non sarà più lo stesso.


Inizio questa recensione con un avvertimento: questo gioco non è per tutti. Red Dead Redemption 2 è così ampio e ricco di cose da scoprire che, per goderselo appieno, serve molto tempo. Seguire solo la trama principale e non perdersi nell’incredibile mondo Spaghetti Western progettato da Rockstar Games equivale a scalfirne solo la superficie. Vestire i panni di Arthur Morgan sposando la filosofia open world del titolo, invece, vi terrà incollati allo schermo per almeno un centinaio di ore. E, fidatevi, sarà un’esperienza memorabile.

La storia

Agli albori del XX secolo, il progresso della civiltà americana sta velocemente rimpiazzando ciò che rimane del selvaggio West. Cavalli, saloon e cittadine polverose iniziano a lasciare il posto a tram, teatri e centri industriali. Le poche bande di fuorilegge che resistono ai confini del mondo moderno si sfaldano, cercando nuove vite o intestardendosi in sanguinose e inutili faide. È in questo contesto che si inserisce l’avventura di Arthur Morgan, pistolero di vecchio corso ed esponente di spicco della banda di Dutch Van der Linde, della quale Red Dead Redemption 2 racconta le tormentate vicende, tra colpi andati in fumo, guai con la legge, scontri con le gang rivali e molto, molto altro.

Nonostante un contesto seducente e un quadro storico raffigurato con ammirevole cura, tuttavia, lo sviluppo narrativo del titolo Rockstar risente di svariati punti deboli. Parentesi come quella di Guarma o lo scontro con l’italo-mafia di Saint Denis (non aggiungo dettagli per evitare spoiler) puntano semplicemente a introdurre varietà nelle atmosfere western del gioco, ma appaiono superficiali, frettolose, e non spiccano certo per profondità di sceneggiatura. Idem per l’epilogo, necessario per instaurare il dovuto legame con il primo capitolo (di cui Red Dead Redemption 2 costituisce il prequel), ma troppo lungo e a tratti davvero noioso. Fortunatamente, in questo caso, la trama in sé non è altro che la punta di un iceberg colossale.

John Marston in Red Dead Redemption 2
John Marston, il filo conduttore dei due Red Dead Redemption

D’altro canto, l’asticella si alza a dismisura se si analizzano i componenti della banda Van der Linde lungo l’arco temporale della vicenda. Le personalità di Arthur e Dutch, su tutte, sono illuminate da una parabola evolutiva di livello quasi letterario, e praticamente tutti i personaggi godono di un doppiaggio inglese degno di un film, da gustare sia nelle tante cutscene, sia nei dialoghi in-game che si svolgono mentre si raggiungono le destinazioni delle missioni (marchio di fabbrica Rockstar tipico anche di GTA).

Il giusto approccio

Tra sparatorie, assalti alle carovane, scazzottate e incontri inaspettati di ogni genere, in Red Dead Redemption 2 può succedere davvero di tutto. Laddove l’universo di GTA è scintillante, eccessivo, frenetico, sboccato, il mondo di Arthur Morgan, pur poggiando sulle stesse dinamiche, è ruvido, realistico, spietato, disilluso. Nonostante ciò, l’aggettivo che definisce al meglio la mia esperienza di gioco è questo: contemplativa.

Tanto per cominciare, rassegnatevi: passerete la maggior parte del tempo in sella al vostro cavallo. Letteralmente. Dovrete nutrirlo, calmarlo e strigliarlo molto di frequente, pena il peggioramento delle sue prestazioni e, in casi limite, la morte. Percorrerete insieme vette innevate, foreste, deserti, paludi e città. Trasporterete grazie a lui (o lei) carichi pesanti come carcasse o pelli di animali e fuorilegge catturati, ma soprattutto tutte le vostre armi. Una volta scesi dal cavallo, infatti, è possibile portare con sé solo due armi da fianco, nelle classiche fondine, e due a tracolla sulla schiena. Questo, peraltro, obbliga ad approcciare ogni scontro con un minimo di tattica, perché non avrebbe alcun senso affrontare un gruppo di nemici lontani con un fucile efficace a distanza ravvicinata.

Il cavallo in Red Dead Redemption 2
Red Dead Redemption senza cavalli è come GTA senza automobili

Il viaggio rapido è disponibile ma piuttosto disincentivato dal sistema di gioco, che lo consente solo in alcuni punti. Abusarne comunque non avrebbe senso, perché galoppare in libertà verso la prossima meta (o anche senza alcuna meta) è forse l’apice del godimento in Red Dead Redemption 2, il momento in cui l’esperienza, appunto, raggiunge la sua massima dimensione contemplativa.

Il livello grafico e il design degli immensi territori esplorabili sono semplicemente pazzeschi e, insieme alla miriade di particolari di cui Rockstar Games ha infarcito il suo capolavoro, dettano un nuovo standard per gli open world: gli agenti atmosferici, i muscoli del cavallo in corsa, i movimenti degli uccelli e di tutti gli altri animali, l’illuminazione, gli NPC più vivi che mai… L’attenzione maniacale che è stata dedicata a ogni singolo elemento di gioco rende l’esplorazione di tutti gli angoli della mappa sempre piacevole e appagante, anche quando è fine a se stessa e volta solo a contemplare le meraviglie circostanti.

Arthur Morgan, professione tuttofare

Ma non preoccupatevi, le cose da fare non mancano e se siete uomini d’azione non avrete di che annoiarvi. Qualche esempio?

  • Ovviamente ci sono le missioni principali incentrate sulla storia di Arthur, spesso emozionanti e scenografiche ma sempre troppo semplici da portare a termine (a meno che puntiate alla medaglia d’oro, completandole con statistiche al top).
  • Ci sono le missioni secondarie, incarichi assegnati dai personaggi non giocanti in cui sarete chiamati a fare davvero di tutto. Un aneddoto simpatico: fra le mille cose, dovrete anche aiutare un inventore con i suoi esperimenti sull’elettricità, evidente richiamo a un celebre scienziato realmente attivo in quell’epoca.
  • Impossibile non citare la pesca ma soprattutto la caccia, una delle attività principali nelle mie sessioni di gioco. Nella realtà non farei del male a una mosca, ma in Red Dead Redemption 2 ho ucciso per divertimento un sacco di animali, ricavandone pelli, artigli e piume da collezionare o vendere. Ho anche rintracciato, seguito e scuoiato svariati animali leggendari, i cui materiali permettono di accedere ad amuleti e capi d’abbigliamento unici disponibili presso alcuni commercianti.
La caccia in Red Dead Redemption 2
La natura selvaggia di Red Dead Redemption 2 è meravigliosa
  • Tantissimi gli incontri casuali mentre si viaggia per la mappa: donzelle sperdute che vi chiedono un passaggio, imboscate, poveretti morsi da un serpente velenoso, mendicanti, pazzi di vario genere, predicatori… Qui gli sviluppatori si sono davvero sbizzarriti e vi garantisco che, dopo quasi 100 ore di gioco, non le avrete ancora viste tutte.
  • Non mancano i minigiochi: domino, poker, blackjack e altri che probabilmente non ho nemmeno provato sono a disposizione di chi vuole sperimentare un “passatempo nel passatempo”, magari guadagnando qualche dollaro.
  • Arthur può anche schierarsi dalla parte della legge, diventando un cacciatore di taglie: i manifesti dei ricercati si possono trovare di tanto in tanto presso gli uffici dello sceriffo nei vari centri abitati, e la tentazione di lanciarsi con il proprio cavallo allo sfrenato inseguimento dei criminali in fuga per catturarli con il lazo è irresistibile.

Non vi basta? Potete farvi la barba e impomatarvi i capelli, da soli o andando dal barbiere (per acconciature più chic); potete migliorare le vostre armi tanto nelle statistiche quanto nell’estetica recandovi presso gli appositi negozi (e ricordatevi di pulirle); potete acquistare ogni genere di abito e personalizzare il guardaroba di Arthur a vostro piacimento; potete assaltare treni e carovane; potete rubare cavalli e rivenderli, o anche addomesticare quelli selvaggi; potete raccogliere piante e bacche, per consumarle al naturale o per creare ricette curative; potete bere un cicchetto al saloon; potete impazzire alla ricerca di tutti gli oggetti collezionabili e i segreti sparsi per la mappa (figurine delle sigarette, ossa di dinosauro, incisioni rupestri…); potete cercare di scovare tutte le specie animali del gioco; potete fare i cattivi rapinando chiunque, sfuggendo alle forze dell’ordine e aumentando la taglia sulla vostra testa; e certamente potete fare qualcos’altro che sto dimenticando.

Ora capite perché ho trascorso un centinaio d’ore nell’incredibile western di Rockstar?

Vita dura nel vecchio west… o no?

Con tutte queste attività a disposizione, Red Dead Redemption richiede una gestione del gamepad piuttosto complessa (la mia prova si è svolta su PS4). Le azioni sono così tante che ogni singolo tasto può avere una funzione differente se premuto brevemente o tenuto premuto a lungo: per esempio, premendo il tasto direzionale sinistro si apre l’elenco degli incarichi, tenendolo premuto invece si apre il diario di Arthur, e così per tanti altri pulsanti. Un po’ spiazzante all’inizio, ma alla lunga ci si abitua e, soprattutto, l’interfaccia di gioco è sempre generosa nei suggerimenti, senza mai risultare troppo invadente.

I combattimenti invece sono dannatamente facili. Gli stratagemmi della mira assistita e del Dead Eye (cioè la possibilità di rallentare il tempo durante le sparatorie) vengono in aiuto ai giocatori muniti di gamepad, con il quale una mira accurata senza aiuti richiederebbe movimenti chirurgici degli stick analogici, e risultano quindi imprescindibili e ben realizzati.

Il Dead Eye in Red Dead Redemption 2
Usare il Dead Eye sa quasi di cheat… ma è molto figo

In questo modo però, a patto di avere una copertura adeguata dietro cui nascondersi e ricaricare le armi, ogni scontro diventa una passeggiata anche quando i nemici sono numerosi. L’approccio alla Rambo, insomma, paga quasi sempre, ed è un peccato perché in molti casi il gameplay offre la possibilità di affrontare le missioni in modalità stealth o di darsi al cecchinaggio, evitando gli avversari, eliminandoli silenziosamente o cogliendoli di sopresa da un’altura lontana.

In due parole

Da amante dei titoli open world e dello stile Rockstar Games non potevo non essere conquistato da Red Dead Redemption 2. Ma il fascino, la classe, la cura per i dettagli che permeano ogni aspetto di gioco hanno ampiamente superato le aspettative. L’avventura di Arthur Morgan non è essente da difetti ma è un capolavoro di immense proporzioni, esempio del livello qualitativo a cui ogni produzione tripla A dovrebbe aspirare ai giorni nostri. Libertà, sorpresa, ammirazione, esaltazione, pace interiore: queste le sensazioni che si alternano a ritmo serrato in ogni sessione di Red Dead Redemption 2. Sempre che vi piacciano le cavalcate all’aria aperta e abbiate “tempo da perdere”. Altrimenti, lo ribadisco, lasciate stare.

9/10