Approfittando dei saldi di inizio anno, a gennaio ho acquistato RiME su PlayStation Store, per PS4. Il videogioco sviluppato da Tequila Works mi aveva attirato molto fin dalla sua uscita e aspettavo solo che calasse un po’ di prezzo per accaparrarmelo. Ora che l’ho finito, posso dire senza esitazioni che l’attesa è stata ripagata.

Un’isola enigmatica

RiME è un puzzle game esplorativo in terza persona nel quale bisogna risolvere un discreto numero di enigmi per portare a termine l’avventura. Il gioco è ambientato su un’isola bellissima e misteriosa, popolata da strane creature e costellata di congegni magici la cui attivazione è la chiave per sbloccare nuove aree da perlustrare. Il protagonista della storia è un ragazzino naufragato (non si sa come) su quest’isola e intenzionato a svelare i segreti disseminati in ogni suo angolo, segreti che peraltro sembrano inspiegabilmente collegati a lui e agli eventi che l’hanno condotto lì.

Il cuore di RiME, come detto, sono gli enigmi, la cui difficoltà è alla portata di tutti e il cui design è piuttosto originale. Si tratta perlopiù di trovare chiavi, spostare blocchi e attivare dispositivi magici: all’apparenza niente di speciale o innovativo, ma nel complesso la regia di Tequila Works risulta molto ispirata e, soprattutto con l’avanzare della vicenda, le singole azioni del tipo “trova l’oggetto x e collocalo nel posto y” lasciano il posto a rompicapo di ben più ampio respiro e splendidamente integrati con la storia narrata. A fare da guida, sin dalle prime fasi, c’è un simpatico volpino rosso che si ferma vicino ai principali punti d’interesse come a dire “ehi, per di qua!” e che sviluppa nel corso del gioco un certo legame con il protagonista.

Il legame tra il protagonista di RiME e la volpe-guida

La forza della narrazione

Al di là del gameplay, l’indiscutibile forza di RiME è costituita dal potere mistico della sua narrazione, e dal modo in cui essa si dipana in un’ambientazione evocativa e disegnata con ammirevole cura. Le spiagge dell’isola, le sue costruzioni imponenti, le creature incantate che la popolano sono molto più che semplici dettagli: sono gli elementi simbolici di un mondo onirico che, è chiaro sin da subito, nasconde molto più di quanto si vede in superficie.

Le raffigurazioni rupestri che è possibile scorgere su alcune pareti sembrano raccontare una storia in cui il ragazzino ha un ruolo fondamentale, ma non rivelano chiaramente quale esso sia. Il personaggio dotato di mantello rosso che osserva tutto da lontano potrebbe essere la chiave del mistero, ma raggiungerlo sembra impossibile. La capacità del protagonista di attivare gli oggetti magici con la voce e con il canto è la prova di un suo legame con l’isola, ma non si sa da cosa esso derivi. Gli indizi in RiME vengono dosati con il contagocce e fino alla fine non si scopre il vero significato del viaggio raccontato da Tequila Works. Viaggio in cui però si ha la costante sensazione che nulla sia lasciato al caso e che qualcosa di molto profondo sospinga le azioni del ragazzino. Senza spoiler, mi limito a confermare che questa è la verità e che, se siete fra coloro che nei videogiochi cercano anche le emozioni, RiME non vi deluderà.

Una delle splendide ambientazioni di RiME

Anche dal punto di vista puramente artistico siamo di fronte a un bello spettacolo. Il mero dettaglio grafico conta poco, perché i luoghi e i personaggi di RiME sono contraddistinti da un design ispiratissimo e realizzati in un delizioso stile cartoon che dà una personalità tutta sua al gioco. Fondamentale la colonna sonora, che accompagna le fasi più importanti dell’avventura con un crescendo musicale splendido e commovente.

Come giudico i giochi (e i film e tutto il resto)

RiME non è perfetto. A conti fatti gli enigmi sono ben architettati ma un po’ ripetitivi, il movimento del personaggio spesso è ingiustificatamente ostico, e il fatto che le carte vengano tenute nascoste quasi fino alla fine può non piacere ad alcuni giocatori.

Tuttavia, il mio giudizio complessivo di videogiochi, film, libri, e in generale di tutto ciò che può essere catalogato alla voce “intrattenimento” si basa principalmente su quello che l’opera in questione mi ha lasciato dentro, cioè su quanto mi ha coinvolto emotivamente. E in questo, RiME è un lodevole esempio di come, quando si ha qualcosa da raccontare e lo si fa nel modo giusto, i dettagli passano in secondo piano e il messaggio arriva comunque a segno.

In due parole

Seppure non privo di difetti, il puzzle game di Tequila Works è un gioiellino profondo, emozionante e non banale. Se vi piace il genere, provatelo e non ve ne pentirete.

8/10