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Star Wars: Episodio VII – Il risveglio della Forza

Lo so, è tardissimo per scrivere qualcosa su Star Wars: Episodio VII – Il risveglio della Forza, uscito nel dicembre 2015, ma l’ho recuperato solo ieri su Netflix e mi ha stupito così tanto — in negativo — che non potevo esimermi dal parlarne su queste pagine. Occhio: visto che è un film di oltre due anni fa non mi preoccuperò di evitare spoiler grandi come la Morte Nera, perciò se siete tra i pochi che ancora non l’hanno visto è meglio che vi fermiate qui.

Il plot

Luke Skywalker è scomparso, i Jedi sono ormai poco più che una leggenda e la Galassia rischia ancora una volta di piombare nell’oscurità. La minaccia questa volta è rappresentata dal Primo Ordine, una sorta di Impero rivisitato che ovviamente mira a distruggere la Nuova Repubblica e a rintracciare l’ultimo Jedi prima della Resistenza, anch’essa alla ricerca di Luke. Non potevano mancare:

  • il nuovo cattivone in maschera e vestito total black;
  • una super-arma che pare una Morte Nera in scala 100:1;
  • gli scontri a colpi di blaster con gli stormtrooper;
  • le battaglie aeree tra X-Wing e TIE Fighter;
  • il momento clou “Io sono tuo padre… Ah no, questo già lo sai, comunque torna con me al Lato Chiaro”;
  • tutti gli altri cliché tipici di Star Wars, in particolare della prima trilogia (dal IV al VI episodio).

Operazione nostalgia più o meno riuscita. Allora qual è il problema?

È fin troppo chiaro che, a livello di sceneggiatura, Star Wars: Episodio VII – Il risveglio della Forza è una minestra riscaldatissima. Sembra che tutti gli elementi dei vecchi film di Lucas siano stati presi di peso, lucidati e trasportati nella nostra epoca senza un minimo di personalità e innovazione. Non c’è niente, assolutamente niente di nuovo in Episodio VII. Un conto è rispettare la tradizione, altra cosa è copiare spudoratamente dal passato sperando che una manciata di scene fighe e qualche atteso ritorno siano sufficienti a far contenti gli spettatori.

Il punto più basso, per quanto mi riguarda, si è forse toccato proprio nella scena più importante: non bastano un ponte, un buono (padre), un cattivo (figlio) e una spada laser per ricreare la tensione del momento in cui Luke Skywalker affronta Darth Vader in Star Wars: Episodio V – L’impero colpisce ancora. Gli istanti che precedono la morte di Han Solo, anzi, sono così banali e incespicanti che è impossibile non prevedere sin dall’inizio le azioni di Kylo Ren e l’epilogo della scena.

Kylo Ren uccide Han Solo in Episodio VII - Il risveglio della Forza

I personaggi

La prova dei due nuovi protagonisti Rey e Finn, interpretati rispettivamente da Daisy Ridley e John Boyega, mi è sembrata tutto sommato convincente. Il problema è il taglio che è stato dato a questi due personaggi: oltre al fatto che è stata omessa quasi del tutto ogni informazione relativa al loro passato (mancanza che mi auguro venga colmata nei prossimi due episodi), la sexy-scavenger e l’ex-stormtrooper si sono trovati imbrigliati in copioni infarciti di battutine sceme e scenette forzatamente buffe che mi hanno fatto rimpiangere Jar Jar Binks, e che nulla hanno a che vedere con la splendida ironia spontanea dei primi Star Wars.

Senza passare in rassegna tutto il cast, uno degli esempi peggiori in termini di caratterizzazione è costituito purtroppo dal vecchio Chewie. In Episodio VII – Il risveglio della Forza, il peloso compagno di Han Solo è quasi interamente ridotto a goffa spalla comica che si limita a fare versetti e faccine per tutta la durata del film, per la gioia dei bambini. Nemmeno la brutta fine del suo storico partner sembra scuoterlo più di tanto e, a parte un paio di “Hhhhraaaaaaaaarghh!” e qualche colpo di balestra laser, questo avvenimento così drammatico sembra segnare il suo tenero cuore di Wookie molto meno di quanto avrebbe fatto un paio di trilogie fa.

In generale, quasi tutti i personaggi della pellicola di Jar Jar Abrams sono semplici macchiette prive di carisma che non bucano lo schermo e che, al contrario, distruggono senza pietà le speranze dei fan di rivivere le sensazioni stellari di circa 40 anni fa.

L’unico picco emotivo, personalmente, l’ho vissuto in seguito allo sbarco del Millennium Falcon nella base della Resistenza, quando Han e Leia si ritrovano e si scambiano un abbraccio e poche intense battute. Solo l’effetto della nostaglia? Può darsi, fatto sta che in quel momento mi è sembrato che tutto fosse perfetto e che le cose fossero magicamente tornate al loro posto. Un’illusione che purtroppo è durata molto poco.

Han Solo abbraccia Leia in Episodio VII

Deluso, anzi

Oserei dire offeso. Perché venire incontro alle esigenze di casa Disney e spingere ancora di più il franchise Star Wars verso il mondo dei giovanissimi non significa necessariamente storpiare in questo modo tutto il po’ po’ di roba fatto in passato. In certi casi ho avuto addirittura la sensazione di assistere a una parodia: come se a interpretare Han Solo non fosse il vero Harrison Ford ma una controfigura un po’ sopra le righe; come se Chewbacca fosse una persona di alta statura che indossava un costume di Chewbacca e che non aveva idea di come si comportasse il personaggio originale.

Tutto, in Star Wars: Episodio VII – Il risveglio della Forza, strizza l’occhio al pubblico dei bambini, ma in modo così gratuito, spudorato e poco rispettoso dell’epopea targata Lucas, che un amante della vecchia saga come me si è sentito davvero preso in giro.

In due parole

Un successo commerciale per le nuove generazioni, un disastro oltraggioso per i fan dei primi Star Wars. Non ero pronto a un simile scempio. Guarderò gli episodi VIII e IX sapendo cosa mi aspetta.

3/10