Se ne è parlato così tanto e così bene che non potevo non sfruttare il mio abbonamento Amazon Prime per dargli una chance. E quindi ho divorato la prima stagione di Undone in un paio di giorni, grazie anche al fatto che è composta da soli 8 episodi della durata di circa 20 minuti l’uno. Purtroppo però non ho davvero capito l’entusiasmo che si è generato attorno alla serie di Raphael Bob-Waksberg (lo stesso di BoJack Horseman) e Kate Purdy. Ecco perché.

Viaggi nel tempo & dilemmi familiari

La protagonista di Undone è Alma, lo stereotipo della ragazza complessata, insoddisfatta della vita e impaurita dai meccanismi routinari che la compongono, con una sorella minore che è l’esatto opposto di lei, tutta trucco e apparenze, e un fidanzato sfigatino disposto a farle da comprimario nonostante le evidenti incompatibilità. Completano il quadro una madre iper-apprensiva e un padre deceduto tanti anni prima in un incidente stradale. È proprio il padre, o meglio il suo fantasma (o la sua proiezione astrale, come volete), la causa del nuovo incidente che dona ad Alma l’abilità di navigare attraverso il tempo e lo spazio, cambiando per sempre il suo modo di percepire la realtà. Ma non solo: il padre di Alma ha risvegliato i suoi “poteri” con il preciso intento di chiedere il suo aiuto per modificare un avvenimento importante del passato e cambiare così il presente, in perfetto stile Ritorno al Futuro.

Come vedete, gli ingredienti principali della nuova serie di Amazon sono un mix di cliché triti e ritriti che sta a metà fra una sitcom familiare e un’avventura grafica con velleità fantascientifiche. E purtroppo, col procedere degli eventi, l’intrigante tema dei viaggi nel tempo non viene mai approfondito a dovere e la spiegazione della strabiliante capacità di Alma si riduce a un “è così perché è così”. Guardando Undone mi è sembrato di vedere una favola in cui una Juno post-adolescenziale e travestita da Donnie Darko a un certo punto incontra Emmett Brown e impara a viaggiare nel tempo senza capire come (e senza DeLorean). Non sta in piedi.

Delicatamente vuoto

Ma c’è un grande ma: Alma riesce davvero ad attraversare lo spazio-tempo grazie agli insegnamenti del padre scomparso? Oppure è solo frutto della schizofrenia esplosa in seguito all’incidente, che la porta ad avere visioni e a confondere ciò che è reale con ciò che non lo è? Del resto anche la nonna era affetta dalla stessa malattia. O invece anche la nonna aveva questa abilità, che gli altri non comprendevano e scambiavano per pazzia?

È questa incertezza il vero fondamento e unico punto di forza di Undone, dall’inizio alla fine. Sia perché il tema sensibile della malattia mentale è trattato con grande delicatezza, sia e soprattutto perché questo equilibrio tra presunta follia e incredibile verità è mantenuto per tutta la stagione: la storia di Alma è presentata come reale, i salti temporali sono sempre descritti dal suo punto di vista, e anche quando viene suggerito esplicitamente un principio di schizofrenia non c’è in concreto un indizio che faccia dire “allora era tutto finto”. E il dubbio rimane. Forse perché, semplicemente, a tutti noi come ad Alma piace credere che ci sia qualcosa di più, almeno in una serie tv.

A parte questo, come ho già detto c’è ben poco. Non mi soffermo neppure sul rotoscope, affascinante tecnica di animazione scelta per girare le scene di Undone (la stessa utilizzata, ad esempio, per A Scanner Darkly) che facilita la rappresentazione dei passaggi più onirici senza richiedere l’impiego di effetti speciali particolarmente complessi, ma che in realtà è l’unico motivo per cui la serie ha conquistato apprezzamenti a destra e a manca, donandole un’originalità puramente di facciata.

In due parole

Sono stato attirato dai giudizi eccellenti, ma purtroppo sotto il rotoscope di Undone non ho trovato granché. Una serie tv che può incuriosire per i temi trattati e per la tecnica registica, dotata di indiscutibile tatto e condita con un pizzico d’estro nella raffigurazione dei viaggi (mentali o spazio-temporali che siano) di Alma, ma povera nei contenuti e superficiale nel loro sviluppo lungo le circa 3 ore che compongono la prima stagione. Se fosse stata girata con riprese “normali” la critica sarebbe stata ugualmente entusiasta? Non credo proprio: proverò a tornare nel passato per far cambiare idea agli autori, modificare il presente e validare la mia ipotesi.

5/10