Possono una semplice casa e i ricordi in essa custoditi regalare una fra le più emozionanti esperienze videoludiche di sempre? Giant Sparrow pensa di sì e ce lo dimostra con What Remains of Edith Finch, un’avventura in prima persona che nell’arco di qualche ora esprime un livello artistico e narrativo impressionante, con tanti momenti toccanti e altrettante trovate geniali che hanno lasciato un segno indelebile in un giocatore amante delle produzioni atipiche come il sottoscritto.

“I think the best we can do is try to open our eyes…”

Casa Finch non è esattamente rassicurante, vista da fuori. Chi non ha mai sentito parlare del gioco all’inizio può addirittura pensare di avere di fronte una sorta di Hill House, un maniero isolato infestato da presenze oscure. In effetti gli ingredienti ci sono: un contesto misterioso, una protagonista solitaria, il bosco circostante, quegli strani pinnacoli… il sottofondo horror sembra presente, anche se sfumato. Nulla di più sbagliato: What Remains of Edith Finch racconta con tanta creatività e fantasia ma senza elementi paranormali  la storia dell’unica erede dei Finch, che dopo la morte della madre fa ritorno nell’ormai abbandonata casa di famiglia per scoprire i segreti della presunta maledizione che ha colpito tutti i suoi parenti, deceduti in circostanze a dir poco anomale.

Una volta varcata la soglia dell’edificio, il viaggio di Edith si rivela un continuo e commovente flashback alla scoperta delle tristi sorti di fratelli, nonni e bisnonni, ma anche delle loro affascinanti e tormentate personalità. Tutti i parenti della ragazza, molti dei quali scomparsi in giovane età, hanno una storia da raccontare: una volta raggiunta la loro stanza, spesso sigillata dalla madre di Edith e accessibile solo attraverso i passaggi segreti progettati dall’antenato costruttore, un oggetto o un documento particolare sblocca il ricordo tramite cui la ragazza rivive il momento della loro morte. Ed è qui che il potere emozionale dell’opera di Giant Sparrow prende il sopravvento: ogni singola esperienza rievocata da Edith in questi flashback è un autentico gioiello, un originale dipinto interattivo nel quale l’espressività del videogioco in quanto forma d’arte e mezzo narrativo raggiunge livelli inaspettati.

Un esempio fra tutti, Lewis. Il fratello maggiore di Edith, tossicodipendente affetto da problemi psichiatrici, diventa protagonista di una sorta di meta-gioco nel quale lo stick sinistro del gamepad comanda le azioni del Lewis immaginario che compie un viaggio fantastico per diventare sovrano di un regno costruito a sua immagine, mentre lo stick destro esegue le azioni ripetitive della realtà “vera” di cui Lewis fa parte e che diventa semplice sottofondo del sogno a occhi aperti da lui vissuto. Difficile dire di più senza rivelare troppo: vi basti sapere che questo specifico frammento di What Remains of Edith Finch, in circa cinque minuti di durata, è diventato uno degli episodi più significativi di tutta la mia ventennale carriera videoludica.

“… and appreciate how strange and brief all of this is”

L’avrete già capito ma, a scanso di equivoci, specifico che il titolo è un classico “walking simulator” che richiede uno sforzo minimo al giocatore, solo l’avanzamento fra le stanze e gli esterni della casa e l’attivazione dei punti di interesse sparsi per gli scenari (libri, porte, scale…), per sbloccare le memorie dei Finch e procedere nella ricostruzione degli eventi passati. Oltre a essere la dimostrazione che basta poco per stupire quando alla base ci sono le idee giuste, questo rende What Remains of Edith Finch anche un ottimo punto d’ingresso per chi si avvicina ora al mondo dei videogiochi e vuole un esempio delle potenzialità espressive offerte da questa forma d’intrattenimento.

L’unico aspetto controverso del capolavoro di Giant Sparrow è la sua già citata brevissima durata. D’altra parte, diluire l’esperienza di gioco con intermezzi superflui avrebbe potuto inficiarne l’intensità, perciò per una volta ben venga una longevità ridotta all’osso se è il prezzo da pagare per una gemma di questo splendore. A proposito di prezzo, occhio che si parla di 20€ per tutte e tre le versioni del titolo (PC, PS4 e Xbox One) e visto che dura quanto un film, nonostante il suo indiscutibile valore, consiglio di attendere un’occasione per aggiudicarselo almeno al 50% di sconto.

In due parole

Ne avevo sentito parlare molto bene fin dalla sua uscita, ma non avrei mai immaginato che What Remains of Edith Finch mi avrebbe regalato simili sensazioni. Fatevi un favore e, se non l’avete ancora provato, recuperatelo in fretta. Lo finirete in una, massimo due sessioni di gioco e vi posso garantire che vi lascerà dentro qualcosa di molto bello. Una vera meraviglia per gli occhi, le orecchie (sì, anche la colonna sonora è splendida) e la mente.

9/10